
Quasi un anno fa il Covid 19 esordiva, palesandosi al mondo intero e dopo decine di migliaia di morti finalmente siamo arrivati ad un punto di svolta: abbiamo un vaccino. La ricerca ne aveva bisogno da tempo ,e considerando che ci sono virus come l'HIV di cui non si è trovata ancora una cura, è chiaro che non abbiamo aspettato neanche tanto. La domanda che la maggior parte di noi si sta ponendo in questo periodo è: “questo vaccino ci sarà imposto oppure potremmo scegliere di non farlo?”.
Il primo Paese ad avviare la campagna di vaccinazione è stato la Russia, anche se il paese ad aver fatto più propaganda per la vaccinazione è stato senza dubbio l’Inghilterra: tutti conosciamo la storia della novantenne inglese, la prima vaccinata. La Regina Elisabetta II stessa si farà vaccinare diventando così testimonial contro i NO-VAX. Nonostante le migliaia di morti e i sacrifici compiuti da tutti noi - in primis dal personale medico - c’è una parte della popolazione mondiale che non è intenzionata a vaccinarsi; basti pensare che in Svezia il 46% della popolazione è contraria al vaccino. Il nostro Ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato che il vaccino non sarà obbligatorio ma si spera che molti italiani lo facciano in modo da poter raggiungere la cosiddetta immunità di gregge, ovvero quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate. Ma, numericamente parlando, quale sarebbe il livello “sufficiente”? Per il COVID19 dovrebbe bastare il 65/70% secondo il commissario straordinario Arcuri.
Ma se non si riuscisse ad arrivare a questa cifra, lo Stato potrebbe imporci il vaccino? Due giuristi, Carlo Melzi d’Eril e Giulio Vigevani, che si sono posti questa domanda, esattamente come noi, hanno trovato una risposta: la nostra costituzione consente al legislatore di prevedere un obbligo vaccinale. L’articolo 32 infatti tutela la salute non solo come diritto fondamentale del singolo ma come interesse della collettività e permette di imporre un trattamento sanitario diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri in una situazione come quella che stiamo vivendo. L’ avvocato Melzi D’Eril e il suo collega Vigevani ritengono che il parlamento possa varare una legge che comporti una sorta di obbligo rispetto a un trattamento sanitario in grado di contribuire a debellare la pandemia. Ovviamente per fare ciò il parlamento parte da alcuni presupposti: in primo luogo la comunità scientifica deve garantire nel suo complesso che il vaccino possa essere parte fondante nel superamento dell’emergenza. Inoltre deve esserci una campagna di informazione adeguata, volta a convincere la scelta di vaccinarsi che spieghi i vantaggi per la collettività - soprattutto per le persone più deboli - e i remoti rischi per chi si vaccina, proprio per questo deve essere prevista anche una indennità in favore di chi subisca danni dalla vaccinazione. Acconsentire a questo “possibile obbligo” sembra ragionevole ai giuristi e anche a chi sta scrivendo questo articolo, in quanto un sistema di imposizioni per alcune categorie e incentivi per tutti gli altri potrà indurre la maggior parte dei cittadini a vaccinarsi.
Sono convinto che la vaccinazione di massa contro il COVID-19 sia un requisito indispensabile per l’esercizio delle professioni ed in generale per la socialità di tutti coloro i quali - per lavoro o altri motivi - hanno un contatto frequente e diretto con un numero elevato di persone.
Vincenzo Galioto, 4^P
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