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IL PROGRESSO DEVE ESSERE ETICO?

Giorgio Gagliardo

 


Il progresso è il pilastro portante di tutta la storia umana ed è quello che ci rende unici come specie. Siamo gli unici animali che non si limitano a subire passivamente i cambiamenti, possiamo intervenire attivamente per modificare buona parte del mondo che ci circonda per le nostre necessità. Il genere umano, o almeno, la sua parte migliore, ha portato avanti le proprie idee e teorie per aiutare la società, con un occhio di riguardo particolare verso le generazioni future. Ma, premessa la necessità dell’uomo di progredire, ogni progresso è necessario?

Se il progresso fosse incessante probabilmente ora avremmo a nostra disposizione tecnologie decisamente più evolute, soprattutto sul fronte scientifico. Però spesso il progresso deve fronteggiare delle opposizioni di carattere etico di spinta popolare. Infatti, negli stati occidentali le sperimentazioni scientifiche sono strettamente regolate per evitare tutti quei processi che, seppur efficaci, infrangono il rapporto tra progresso ed etica. Basti pensare agli studi sulla clonazione, sulla modifica del genoma umano e perfino sugli OGM.

Negli stati in via di sviluppo le regolamentazioni sono minori, spesso per trovare e vendere per primi cure mediche o per raggiungere il lustro dei paesi già sviluppati; tutto ciò crea una competizione deregolata e gravi violazioni dei diritti umani. È abbastanza sospetta la campagna pomposa che Russia e Cina hanno messo su per la produzione del vaccino contro il Covid-19, soprattutto in antitesi con la pochezza di dati scientifici che comunicano.

Storicamente abbiamo esempi poco lusinghieri anche in Europa, basti pensare al dottore nazista Josef Mengele, conosciuto anche come l’Angelo della morte, che condusse esperimenti sui deportati ancora vivi e senza anestesia, con particolare fascino per i gemelli.

Inoltre, il progresso, per assurdo, si muove in direzione contraria alla salvaguardia ambientale e mina l’equilibrio tra uomo e ambiente circostante; ciò sarebbe più assimilabile al regresso, un albero che si taglia le radici. D’altra parte, un progresso eccessivamente etico potrebbe risultare stagnante e impossibilitato a procedere. Particolare valore assume anche la veridicità dell’etica, che spesso è troppo radicale e tende a bollare per scadente il progresso perché contro dei dogmi imposti. Caso evidente durante la rivoluzione scientifica (si noti il controsenso), le tesi di Galileo Galilei che fu costretto all’abiura. Ogni società dovrebbe essere funzionale a sé stessa, distruggendo così il concetto di progresso in assoluto, sostituito da un’innovazione relativa ai singoli Paesi.

Il rischio più grande è quello di ripetere gli errori del passato; potremmo avere una nuova epoca sulla falsa riga dell’imperialismo europeo, con ogni conquista mostrata come mezzo di propaganda.

L’ultima riflessione va riservata al paradosso per il quale il progresso scientifico possa essere privatizzato e i frutti di esso venduti sul libero mercato; l’eccessivo capitalismo porterà ad avere una fluttuazione dei prezzi delle cure per le malattie più gravi e una fornitura limitata solo a chi possa permetterselo. Il progresso fine a sé stesso non ha direzione né tantomeno scopi e rappresenta una minaccia per chiunque voglia veramente portare avanti un’idea o una teoria per il bene della società.

 

Giorgio Gagliardo, IV^G

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