
Le più famose opere dell'artista britannico Banksy, giungono a Palermo.
La mostra, attualmente chiusa in ottemperanza all'ultimo D.P.C.M, collocata tra il Loggiato di San Bartolomeo ed il Palazzo Trinacria, rappresenta la massima esposizione della street art, nella nostra città.
L'unicità dell’artista è rappresentata dalla perfetta codificazione delle nostre paure o gioie, giungendo alla sensibilizzazione rispetto alle piaghe sociali del XXI secolo.
Tutto ciò ci fulmina.
Nonostante l'identità dell'artista sia ignota, egli conosce perfettamente noi, e nelle sue opere mette completamente a nudo i nostri contrasti mentali.
Dunque, con la semplicità dei colori e delle forme, l'artista riesce a spargere il sale sulle "ferite" sociali comuni.
L'arte del ragazzo di Bristol aderisce perfettamente alla città di Palermo, bella e allegorica, provocatoria e con una moltitudine di conflitti interni, contestualizzabile nelle realtà limitrofe danneggiate, dove nello stesso ambiente, convivono realtà sociali molto diverse.
C’è il tutto ed il nulla, c'è il bello ed il brutto, c'è la tranquillità e la violenza. In generale queste opere descrivono le ambiguità della vita occidentale.

Banksy si innesta completamente con lo scenario palermitano.
La città infatti ha risposto perfettamente alla realtà artistica posta; ne è la dimostrazione il murales ispirato al "Il Gattopardo", realizzato da un ignoto, nella zona della Kalsa, fortemente influenzato dalla sovversione artistica del già citato autore inglese.
Ciò ci permette di capire come il genio artistico sia presente nella nostra città; sta a noi captarlo per incanalare le nostre energie verso un obiettivo estetico: descrivere la bellezza dove c'è sofferenza e la meraviglia dove c'è monotonia.
Alessandro Provenzano, V^L
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