
Sinceramente non penso di essere la persona giusta per rispondere a questa domanda, prima di tutto perché dovrei avere chiaro il concetto di felicità. Troppe volte, specie in questo periodo, mi sono ritrovata immersa nei miei pensieri, piena di mille emozioni contrastanti di cui raramente riuscivo a distinguerne la natura. Tante volte però mi sono posta questa domanda, tante volte mi sono chiesta cosa fosse la felicità. La felicità per me è ascoltare una canzone, staccare, per qualche istante, la mente dai mille problemi di ogni giorno; la felicità per me è proprio questo, provare a tradurre le mille emozioni che mi invadono la mente in una lingua diversa da quella dei miei pensieri; la felicità per me è guardare il proprio riflesso in uno specchio ed apprezzarsi. La conclusione alla quale sono arrivata è che sicuramente una persona è indispensabile per la nostra felicità; sicuramente abbiamo bisogno di noi stessi per essere felici. E si, lo so che sembra banale, ma non è così. Troppe volte ci sottovalutiamo, troppe volte passiamo intere giornate a metterci in discussione, a cercare di capire cosa potremmo cambiare di noi per essere perfetti, per raggiungere quell’ideale di perfezione che ci siamo prefissati e che, sicuramente, non raggiungeremo mai. Quello che ho capito è che, prima di amare chiunque altro, abbiamo bisogno di amare noi stessi, dobbiamo imparare a convivere con l’unica persona che ci sarà per tutta la nostra vita.
Certamente, senza altre persone, la nostra vita sarebbe monotona, i giorni sarebbero come fotocopie di un libro con una trama banale. Ma non dobbiamo far dipendere la nostra felicità da altre persone. Nonostante in determinati momenti le amicizie possano sembrarci stabili e durature, sono spesso eteree, le persone, a volte, tendono a scomparire dalla nostra vita, talvolta improvvisamente, altre volte lentamente ma comunque senza lasciarci il tempo necessario per rendercene conto. Gli amori sono ancora più volubili, così intensi da consumarsi senza lasciare il tempo per godere a pieno di tutte le emozioni che ne derivano. E allora, vale la pena istaurare rapporti che non dureranno per sempre? Che potrebbero farci provare al termine dolori con una intensità maggiore rispetto alle emozioni positive provate in precedenza? La risposta per me è si, il dolore serve, senza aver provato emozioni negative non potremmo capire cosa è realmente la felicità. Se fossimo sempre felici, se provassimo sempre emozioni positive, cadremmo nella monotonia, ed è proprio la dinamicità della vita che la rende interessante. È il susseguirsi di eventi e di emozioni provate sempre con sfaccettature e intensità diverse che la rende unica. E si, ci servono le persone per essere felici, sono i colori che rendono bello l’affresco, le note che rendono orecchiabile una melodia, sono i personaggi che entrano nel nostro libro scompaginandolo e introducendo un elemento di discontinuità nel racconto modificandone il ritmo, spesso cambiando il nostro modo di vedere le cose. Le persone sono gli elementi che assicurano la vivacità di una vita che, altrimenti, non avrebbe senso di essere vissuta.
Articolo di Azzurra Chiarelli III^C
Illustrazioni di Flavia Caputa I^C
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